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Imboccatura per cavalli, etica o non etica?

Aggiornato il: 24 lug 2019


Lasciamo temporaneamente da parte l’etologia e parliamo di scienza..

Gli effetti dell’imboccatura sono da considerare certamente in base alla disciplina per cui viene utilizzata, ad esempio nel dressage viene in media esercitata una pressione variabile tra i 14 ed i 60 Newton, dove per 14 N si intende la pressione che serve ad una mano per sostenere un peso di 700g e per 60 N un peso di 3kg.

I ricercatori hanno testato quanta pressione i cavalli accettano volontariamente dovendo spingere una barra orizzontale con la propria bocca aperta in cambio di un premio in cibo, la pressione più forte applicata è stata di media di 10 N, al di sopra del quale la maggior parte dei cavalli cominciava a mostrare comportamenti conflittuali come scuotere la testa, dimenarsi o non voler uscire dal box per fare “questo gioco” ed ottenere la ricompensa. La pressione accettata serenamente da tutti, è stata di 6 N, ben lontana dai range applicati dall’uomo e la sua “magica barra”.

Studi radiografici hanno evidenziato che con qualsiasi tipo di filetto snodo, a ponte, semplice,ecc all’interno della bocca del cavallo viene schiacciata la lingua o viene esercitata una forte pressione sul palato.

C’è chi si giustifica dicendo che per alleviare la pressione sul palato si dà origine al riflesso di opposizione (che non è un riflesso, perchè non è automatico MA NECESSARIO al cavallo per sentire meno dolore!) ovvero il cavallo sposta la lingua al di sopra della barra per spostare il dolore dal palato alla lingua (wow quanta scelta).

A questo punto saremo tutti d’accordo sul fatto che il dolore c’è e può essere solo diminuito, ad esempio spostando ventralmente la lingua , questo diminuisce però la possibilità di inghiottire la saliva (che tra l’altro aumenta proprio per la presenza del filetto all’interno della bocca), diminuisce anche l’afflusso d’aria ai polmoni motivo per cui non si dovrebbero fare attività sotto sforzopeer non scatenare una serie di eventi che spesso portano alle emorragie polmonari da sforzo di cui sono colpiti circa il 70% dei cavalli attivi per tempi prolungati e di cui solo il 10% lo rende evidente mostrando epistassi.

Un altro danno dato dalle imboccature è la dislocazione dorsale del palato molle, il cavallo prima di iniziare un’attività intensa serra le labbra e deglutisce rendendo la bocca una camera a pressione negativa, l’imboccatura porta il cavallo ad aprire le labbra causando in velocità un ingresso troppo veloce dell’aria nella camera boccale che spinge sul palato come un pugno, causandone la dislocazione che sposta l’epiglottide in posizione dorsale, ostruendo la faringe… per liberarla in cavallo deve rallentare e deglutire ripetutamente, la patologia può diventare cronica e il cavallo non potrà più sostenere alcuno sforzo fisico.

E poi ci sono le ulcere alle commessure labbiali, l’ erosione dei denti, e i dolorosi danni al trigemino che è coperto da solo 3mm (MILLIMETRI!) di mucosa e che danno origine ad aneurismi locali che generano pulsazioni continue all’arteria danneggiata e causano microtraumi compressivi al nervo, motivo di dolorose scosse elettriche alla testa.

Il cavallo che mastica accetta l’imboccatura?

Di fatto non ha retratto la lingua ne l’ha portata sopra l’imboccatura quindi ne sta accettando (volontariamente o meno) la pressione, questo lo porta però a masticare a vuoto ed a lungo e ad attivare le sue funzioni digestive, cosa che non dovrebbe succedere durante le attività sportive in quanto i succhi gastrici si riverseranno nella parte superiore dello stomaco e causerà nel 93% dei casi ulcere per chi sostiene sforzi intensi e nel 66% dei casi per i cavalli che fanno salto e dressage.

Studi (pochi) che hanno confrontato il comportamento dei cavalli che lavorano senza imboccatura agli altri di cui abbiamo parlato poc’anzi, ne hanno dimostrato performance nettamente migliori e sopratutto maggiori attenzioni alle richieste del cavaliere (probabilmente perché non deveno sostenere il dolore o elaborare la maniera di soffrire il meno possibile?!).

Detto questo….in un’era in cui si sente parlare tanto di etologia, di etica, di come per esempio far stare bene il nostro cane.. con il cappottino, col dietologo, con la pettorina…

E’ possibile con i cavalli non preoccuparsi neanche di non fargli male? Non c’è dialogo, non c’è relazione, non c’è rispetto, non c’è umanità….

Quante volte gli animali devono dimostrarci di essere più “umani” di noi, prima di meritarcelo?


Alcuni tratti provengono da un articolo di Rachele Malavasi (etologa).



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